Archive for the ‘Formazione’ Category

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Storie di stranieritudine

18/09/2018

Nel 2010 ho avuto occasione di partecipare a un progetto apicale promosso dalla Provincia Autonoma di Trento e coordinato da Simki. Il mio essere esperta in pratiche filosofiche mi rendeva la candidata ideale alla realizzazione di una filiera d’insegnamento della lingua italiana atipica poiché progettata da professionisti della formazione per un target di stranieri altrettanto atipici: immigrati disoccupati o inoccupati da ‘equipaggiare’ con strumenti non solo linguistici per essere collocati in esperienze lavorative a tempo breve. Non nuovo nel panorama della glottodidattica, l’insegnamento della grammatica senza la grammatica intercettava un percorso ispirato alla pratica filosofica con il nome di linguistica, attraverso i media principali delle immagini e della narrazione di ‘storie’. Storie di stranieritudine.

La redazione del diario come metodica del raccontarsi era diventato in breve tempo una ‘scatola magica’ per uscire fuori dalla scatola — quella delle comunità di appartenenza, e progressivamente arricchitosi di sezioni su misura per questa esperienza: la «valigia dei ricordi» — piena di foto di lavori che per ‘noi’ sono un altrove ma per ‘loro’ un presente continuo e senza tempo, racconti familiari; «i segni dell’appartenenza» — cartografie e cartoline, ricette di cucina; «il passaggio» — le rotte e i luoghi di transito, le ‘strade’, «la lingua dell’approdo» — glossari, dizionari, giochi in lingua della partenza e dell’arrivo.

Le pratiche filosofiche per parte loro hanno lavorato sullo sfondo in un quaderno linguistico nato alla scuola del diario entro cui apprendere a mettere ordine, e con ciò apprendendo il nuovo idioma: il dialogo, parlato in piccoli gruppi e poi redatto e condiviso in plenaria; la redazione di storie, in lingua madre per poi essere tradotte in lingua nuova; la comprensione di testi a seguito di brevi dettati alla scoperta dei molteplici sensi di un unico lemma.

Nel dare ordine a questo materiale il ‘diario di italiano’ ha finito col comporsi di 4 parti ciascuna di uno specifico colore: i pensieri — per dare risposte alle grandi domande come ad esempio chi è l’uomo? che cos’è il lavoro? alla maniera della discussione socraticamente orientata, cioè a dire quando mi sono sentito un essere umano? o ancora le parole per dire il lavoro in un approccio radicalmente fenomenologico; le frasi — per complessificare il raccontarsi in italiano familiarizzando con la struttura a mattoni soggetto/azione/oggetto; le parole — con l’obiettivo di raggiungere il numero minimo di 500; i verbi — attraverso i quali apprendere che il potere della lingua è prima di tutto la capacità di trasformare una parola, in almeno 24 modi diversi, lungo la linea del tempo.

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Il gioco di Sofia

17/09/2018

Un percorso di filosofia con i ragazzi presso la scuola secondaria di primo grado 

Un serendipico incontro ha deciso per questo percorso. E il desiderio di raccontarsi ha fatto il resto. E’ così che sono entrata all’Istituto Comprensivo Santa Chiara di Brindisi per presentare alla dirigente scolastica, Elvira D’Alò, un progetto di filosofia con i ragazzi. Lei pedagogista ed esperta in Philosophy for Children, io facilitatrice di moduli di pratica filosofica. E’ nato quindi un progetto che dapprima ha interessato tre seconde classi e una terza, per poi rinnovarsi con un secondo ciclo in cinque prime classi.

Sono entrata in ogni classe in compresenza con gli insegnanti, prevalentemente i docenti di Lettere, e ne ho “abitatato” alcune ore curriculari per un totale di dieci incontri in ciascuna classe. Dopo un primo affaccio conoscitivo e di analisi del clima ho spiegato ai ragazzi il funzionamento di una attività che ho deciso di intitolare — consapevole del rischio! — Il gioco di Sofia. La dimensione ludica è decisamente un terreno impervio, ma certamente adatto a stimolare la leva motivazione e qualche aspettativa.

Chi è Sofia? Sofia è una nuova compagna di classe, spiegoUna presenza invisibile ma attiva che vi farà compagnia per i prossimi nove incontri. Lei non è proprio una amica immaginaria, ma una amica della vostra anima. Sapete che cos’è l’anima vero? L’unanime risposta è positiva. E continuo così a raccontare.

(…)

Per continuare a leggere l’articolo potete richiedere il documento in pdf via mail.

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La voce e il racconto di sé

16/09/2018

Questa volta sono solo…
di Paola Teresa Grassi


Piero li prende sotto braccio, uno per uno. Lo fa garbatamente, non come al telegiornale, quando fanno vedere i grandi arresti, e li posiziona nello spazio. Ora ‘stanno’, anche se un po’ in sospeso, in piedi, attorno alla colonna. Si guardano con aria interrogativa ma non sospettosa. La prima tappa era stato un viaggio nel mistero in cui si spostavano due a due. ‘L’altra volta stavate tranquilli perché c’era qualcuno che vi guidava. Lo spazio è minuscolo, ma non vi preoccupate. Fate attenzione a quello che percepite con tutti i sensi. Siete in tanti, ma conoscete le dimensioni della stanza. Fate con calma così anche se vi urtate non è un problema. Fate una passeggiata nel buio…’.
Dal mio punto di osservazione li vedo tutti e ascolto l’invito a concentrarsi sul modo in cui il loro corpo reagisce. ‘La cosa importante è il silenzio. Perché poi… Lasciamo stare il poi… Svuotiamo la testa e vediamo cosa succede. Due, tre minuti. Occhi chiusi. Tanto ci sono io…’.

Camminano.

‘Pensate a come state respirando’. Li osservo e mi accorgo che la loro presenza nello spazio adesso è un po’ più consapevole. Qualcuno va a sbattere, urta leggermente, qualcuno usa le mani per capire che cosa succede davanti a lui. Poi si fermano. ‘Dite la prima parola che vi viene in mente’. ‘Luce’ è l’unica che avverto distintamente.

Sono ritornati ai loro banchi adesso e cercano di conservare la loro parola.
Il titolo della consegna è: Nel buio da solo.

Nel frattempo è arrivata anche Dorella. Le guardie – oggi sono due, sono sedute, sono nuove, ci guardano e sicuramente si stanno chiedendo ‘che roba è?’. Mauro parla a bassa voce con Raffaele che vuole sapere cosa succederà di lui una volta fuori, e vorrebbe qualche dritta, di una cosa è sicuro: non vuole tornare a Taranto…

Scrivono.

Qualcuno ha finito, altri continuano a muovere la penne sul loro foglio.

(…)

Per continuare a leggere l’articolo e le testimonianze dei partecipanti visita il sito di Spagine dove puoi richiedere il volume.

 

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«Filosofando»

16/09/2018

Un percorso di filosofia pratica nella scuola
a cura di Paola Teresa Grassi

 

«The Socratic method (…) is the art of teaching not philosophy but philosophizing,
the art not of teaching about philosophers
but of making philosophers of the students»
Leonard Nelson, 1922

Nei mesi di marzo e aprile del 2015 presso l’Istituto Comprensivo ‘Alighieri-Diaz’ di Lecce ho coordinato un percorso formativo di introduzione ad alcune metodiche filosoficamente orientate note con il nome di ‘pratiche filosofiche’. Un laboratorio destinato a familiarizzare con un modo del ‘filoso-fare’ che si ispira alla Philosophy for Children di Matthew Lipman. La P4C è un curricolo che si snoda a partire dalla lettura condivisa di alcuni racconti corredati da manuali ad uso dell’insegnante (entrambi redatti dallo stesso Lipman) e che sono rigorosamente sempre quelli (una decina in totale), oltre a quelli redatti dai collaboratori di Lipman.

La filosofia per i bambini nasce con l’intenzione di fornire all’insegnante alcuni strumenti didattici utili a fare filosofia con i bambini. L’obiettivo della filosofia con i bambini è la abituazione al pensiero critico attraverso le tre dimensioni specifiche che quel pensiero edificano: la riflessione, la creatività e la cura intesa come attenzione verso l’altro. Una finalità che si raggiunge attraverso la condivisione in circolo di testi selezionati ad hoc, la formulazione di domande che esplodono da quei testi e la esplorazione di temi a partire dalle se pur ‘piccole’ esperienze dei bambini stessi.

Il corso ha inteso illustrare i materiali originali prodotti dall’Institute for the Advancement in Philosophy for Children ma da essi affrancarsi per formare ad un più ampio ventaglio di procedure e che nella fattispecie sono il ‘dialogo socratico’ e la ‘comunità di ricerca’. Il corso è anche stato concepito in modo da predisporre per le insegnanti uno spazio entro cui dedicarsi al confilosofare come ‘pratica della cura di sé’. Una dimensione entro cui non solo incubare progettualità specifiche da agire con i bambini con la supervisione di un esperto nelle pratiche del filosofare, ma anche un vero e proprio ‘spazio per filosofare’ da dedicare alla coltivazione di sé.

(…)

Per continuare a leggere l’articolo e le testimonianze dei partecipanti potete richiedere il volumetto in pdf con le testimonianze dei partecipanti via mail.

Per approfondire si veda il mio contributo intitolato Il filosofo pratico come educatore, a p. 186 in «I giardini della formazione», Armando Editore

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La relazione narrata

16/09/2018

La pratica filosofica e la redazione diaristica all’incontro con la poesia
di Paola Teresa Grassi

Le ragioni della formazione si definiscono spesso nell’incontro. E l’incontro non è quasi mai casuale. Il processo che ha prodotto questo percorso ha la sua ragione e la sua definizione in una esperienza precedente. In occasione della nostra prima visita ai detenuti in carico presso il Ser.T della Casa Circondariale di Borgo San Nicola (era il settembre 2014) presentammo le nostre idee per il laboratorio ‘La voce e il racconto di sé’. Eravamo tutti un po’ scomodi sulle sedie fisse della cappella del carcere, rivolte in un’unica direzione, ma cercavamo tutti un modo per poterci vedere bene. Parlammo di pratica filosofica e di redazione diaristica e del modo in cui le avremmo fatte interloquire. E ad un certo punto qualcuno chiese: ‘Ma per gli operatori quando lo facciamo il corso?’.

Le ragioni di questo percorso formativo risuonano in quella prima domanda, la quale definisce questa seconda esperienza. Una connessione intensa, che si esprime in molti modi. Non solo e non soltanto per le metodiche impiegate, ma soprattutto per quella similarità di intenzioni e di sensazioni che stanno al di qua delle dipendenze e ben al di là di ogni istituzione. Un sentire tutto umano che nel domandare (l’incontro non è mai casuale…) ha trovato un modo per mettersi alla prova.

Ecco dunque che l’obiettivo del nostro programma di formazione in tre giornate con gli operatori dei Ser.T della Provincia di Lecce per il Dipartimento di Dipendenze Patologiche dell’ASL di Lecce, è stato proprio quello di esplorare una modalità altra di fare dialogo. Un modo altro del domandare — il dialogo — che ha dentro di sé tutta la fatica che si può fare, ad esempio, per cercare di vederci bene stando seduti scomodi sulle sedie fisse della cappella di un carcere… E che non è mai quella di guardare in un’unica direzione!

Un modo di entrare in relazione capace di nascere e costruirsi attorno alla pratica della narrazione di sé. Un percorso, il nostro, destinato ad allenare questa modalità altra della ‘relazione narrata’ allo scopo di portarla non solo nell’incontro fra operatore e utente ma prima, e forse in maniera altrettanto importante, fra operatore e operatore. È nostra convinzione infatti che ‘onorare storie di vita’ — la propria e quella altrui — sia il primo momento di un processo di tras-formazione, per la persona e per il suo essere professionista, che coinvolge le tre principali dimensioni di una presenza attiva nel mondo: il sé, l’altro, la città.

(…)

Per continuare a leggere l’articolo e le testimonianze dei partecipanti visita il sito di Spagine dove puoi richiedere il volumetto.

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