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La relazione narrata

16/09/2018

La pratica filosofica e la redazione diaristica all’incontro con la poesia
di Paola Teresa Grassi

Le ragioni della formazione si definiscono spesso nell’incontro. E l’incontro non è quasi mai casuale. Il processo che ha prodotto questo percorso ha la sua ragione e la sua definizione in una esperienza precedente. In occasione della nostra prima visita ai detenuti in carico presso il Ser.T della Casa Circondariale di Borgo San Nicola (era il settembre 2014) presentammo le nostre idee per il laboratorio ‘La voce e il racconto di sé’. Eravamo tutti un po’ scomodi sulle sedie fisse della cappella del carcere, rivolte in un’unica direzione, ma cercavamo tutti un modo per poterci vedere bene. Parlammo di pratica filosofica e di redazione diaristica e del modo in cui le avremmo fatte interloquire. E ad un certo punto qualcuno chiese: ‘Ma per gli operatori quando lo facciamo il corso?’.

Le ragioni di questo percorso formativo risuonano in quella prima domanda, la quale definisce questa seconda esperienza. Una connessione intensa, che si esprime in molti modi. Non solo e non soltanto per le metodiche impiegate, ma soprattutto per quella similarità di intenzioni e di sensazioni che stanno al di qua delle dipendenze e ben al di là di ogni istituzione. Un sentire tutto umano che nel domandare (l’incontro non è mai casuale…) ha trovato un modo per mettersi alla prova.

Ecco dunque che l’obiettivo del nostro programma di formazione in tre giornate con gli operatori dei Ser.T della Provincia di Lecce per il Dipartimento di Dipendenze Patologiche dell’ASL di Lecce, è stato proprio quello di esplorare una modalità altra di fare dialogo. Un modo altro del domandare — il dialogo — che ha dentro di sé tutta la fatica che si può fare, ad esempio, per cercare di vederci bene stando seduti scomodi sulle sedie fisse della cappella di un carcere… E che non è mai quella di guardare in un’unica direzione!

Un modo di entrare in relazione capace di nascere e costruirsi attorno alla pratica della narrazione di sé. Un percorso, il nostro, destinato ad allenare questa modalità altra della ‘relazione narrata’ allo scopo di portarla non solo nell’incontro fra operatore e utente ma prima, e forse in maniera altrettanto importante, fra operatore e operatore. È nostra convinzione infatti che ‘onorare storie di vita’ — la propria e quella altrui — sia il primo momento di un processo di tras-formazione, per la persona e per il suo essere professionista, che coinvolge le tre principali dimensioni di una presenza attiva nel mondo: il sé, l’altro, la città.

(…)

Per continuare a leggere l’articolo e le testimonianze dei partecipanti visita il sito di Spagine dove puoi richiedere il volumetto.

La-relazione-narrata

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