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Ecco che arriva… qualcosa di buffo!

17/07/2011

di Paola Teresa Grassi

Something funny this way comes!

Letteralmente, la “compagnia dei calzini scompagnati”. Eppure si accompagnano molto bene i cinque ragazzi della Oddsocks. Una efficace presentazione online e una impeccabile organizzazione onland, oltre all’indiscutibile talento performativo, li hanno resi uno dei team outdoor girovaghi più famosi del regno. Ospiti per due giorni al Bristol Shakespeare Festival, con il loro coinvolgente entusiasmo hanno divertito un bel pubblico composto da almeno tre generazioni.
L’anfiteatro di Blaise Mansion, a nord-est della città, era al completo. Ognuno dilegentemente organizzato con sedia, coperta, cappello, indumenti impermeabili e contenitori da picnic. Il teatro all’aperto è una invidiabile abitudine britannica. E non fanno paura le previsioni del tempo, anzi. La sfida è quanto di più divertente. Giocano gli attori con le nuvole in cielo, e terminano la rappresentazione esattamente due minuti prima che inizi a piovere. Location adeguata al testo, un Macbeth tutto da ridere, non lontano dalle tre torri che qui chiamano castello, ma che non ha mai visto nessuno combattere. Come palcoscenico un carro, che si apre e si chiude al ritmo di: uno, due, tre! E ne escono le streghe, allungate da trampoli che le fanno volare, e una corte di autentici scotsmen in autentici kilt.
Andy Barrow, il regista, che non a caso come silly name ha scelto Will, è una eccellente guida shakesperiana, nei gesti e nelle intenzioni. L’attenzione che riserva al pubblico non lo allontana dal main plot, entro cui recita la parte dell’indeciso furfante, al contrario. I tempi della improvvisazione sembrano accadere in un luogo magico del testo, che viene prodotto nel qui e ora, fra colui che recita e colui che osserva. Una filosofia che torna anche nella dimensione corporate di questo ensemble, da approfondire sulla pagina del sito ad essa dedicato.
La scottishness di Andrew McGillan, che recita con il nome di Stan Dan Deliver le due parti di Banquo e di Macduff, è trascinante. Sia durante la performance – Och aye the no!, sia nell’intervallo, quando intona ballate scozzesi mentre tutti finiscono di riscaldarsi con il tè, prima della seconda parte. Qui diventa anche burattinaio di un fantasma che, immenso, non riesce a dirsi da quale dimensione sia riuscito ad emergere. Sorprendente è anche il duello finale, combattuto da un bassino Braveheart e dalla versione medioevale di un intrampolato Iron man.
Affaccendate anche le due giovani donne: Bethan Nash, alias Lydia Dustbin, cui toccano almeno tre ruoli, fra cui quello di Fleance, di cui enfatizza rendendolo incomprensibile l’accento del nord, e Kathryn Levell, alias Karen Kommun Nitai, che interpreta, tra gli altri, una Lady Macbeth decisamente popular, che per lo più motiva il marito a padellate sulla testa. E infine, ma non meno importante, Kevin Kemp, alias Doug Witherspade, che interpreta, come confessa al pubblico, la sua prima parte di re, nei panni di Duncan, ma anche quella del servitore cui tocca di ripulire i resti del corpo della “little tiny queen” appena precipitata dalla torre. Consistenza e levità in due ore alla Barnum senza tradire le fonti. Bravi.

One comment

  1. Penso sia molto originale e interessante. In passato ho fatto teatro



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