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Il caotico senso di una mente senza difese

20/05/2011

di Paola Teresa Grassi

Ne valeva la pena. Fermarsi a Londra sulla via del New Mexico. Intersezione iperbolica solo all’apparenza. L’occasione, la prima mondiale di Wittgenstein (The Crooked Roads) ai Riverside Studios di Hammersmith.
L’avamposto vittoriano che anticipa la città sulla blue line, rivela immediatamente il suo carattere etno-yippie, multicolore fusione di hippie e di yuppie in un futuribile contesto londonist che ha più del villaggio che del quartiere. E il cielo azzurro di mercoledì 4 maggio ha contribuito a benedire un tardo pomeriggio illuminato dal sole in attesa di entrare nello Studio 3 dell’ex warehouse di Crisp road.
L’atmosfera è inequivocabilmente fringe. Si inizia con qualche minuto di ritardo, il tempo per prepararsi il drink più adatto da portare in sala, ma alla domanda «Tutti pronti?», rivolta ad attori e non da Nick Blackburn, regista, o meglio, direttore di scena, tutti rispondono con un assenso che non ha bisogno di essere parlato. E con ciò siamo già nel prologo di un testo che entra nel mondo sensatamente caotico di una delle menti più brillanti del ventesimo secolo, il filosofo che divenne celebre per avere individuato e insieme celebrato i limiti del linguaggio.
Lo spazio è aperto e tutto è predisposto per dare il via alla sequenza drammaturgica ideata dal professor William Lyons, docente in pensione attualmente impegnato in quello che definisce «teatro del pensiero», il tentativo di consegnare alla scena testi che provocano il pensiero più di quanto non accada comunemente nella rel-azione teatrale. Con particolare riguardo nei confronti di temi esistenziali che rifrangono l’attualità nelle vite dei filosofi. Già vincitore del premio START Chapbooks Play nel 2005, con un titolo dedicato ai «sentieri tortuosi della mente di un genio», l’allestimento è stato reso possibile grazie al supporto dell’Austrian Cultural Forum e della American Philosophical Association.
La messa in scena è nata da uno scambio epistolare durato circa due anni fra l’autore e il direttore-regista-attore, il cui apprendistato inizia con The Wooster Group. Il risultato va oltre la già solida pietra posata da Derek Jarman con la pellicola del 1993 ed inaugura una nuova era nella esplorazione della vita del grande viennese. Con il prologo incontriamo la prima idea interessante, la parte di Bertie (forse il co-protagonista di questo viaggio verso una nuova Ithaca) affidata ad una giovanne donna, la promettente Isabelle Schoelcher. E non perplime, al contrario, la seconda idea interessante, quella di «mettere in una televisione» Lady Ottoline Morrell, presenza virtuale e frammentaria effettivamente non più in vita nel 1951 quando il primo dialogo avviene, nella casa londinese della socialite di Bloomsbury. La voce di Clara Perez, presente a margine nello spazio teatrale, continua nel corpo videoregistrato e proiettato su un grande schermo dalle cui estremità escono mani e braccia maschili che armeggiano con un mini servizio da té, al 44 di Bedford Square. Bertrand Russell è impegnato nella redazione dell’obituary di quel geniale allievo che non solo ha contribuito alla più radicale rivoluzione nel pensiero occidentale, ma altresì ad adombrare la reputazione filosofica del suo maestro. L’umorismo anti-freudiano anima la breve introduzione che, chiudendosi con un divertente motivo per clarinetto, riporta indietro la polvere del tempo. Inizia qui il I Atto, «Certainty» o della certezza, con l’ingresso di Rob Heaps, giovane attore che restituisce egregiamente al personaggio l’ostinazione e il moto perpetuo della mente di Ludwig. Quinte musicali selezionate in un repertorio indie e cinematografico aprono e chiudono sulle scene: particolarmenti efficaci quelle relative ai drammatici momenti trascorsi sul fronte, alleggeriti da Footloose di Kenny Loggins che insieme a uno sbattere di sedie sul pavimento riproduce i colpi di cannone, e da Shaddup You Face di Joe Dolce, esilarante momento di italianness che accompagna i mesi trascorsi nel campo di prigionia di Cassino. La scelta drammaturgica predilige, in questo caso, una relazione inedita, infondata dal punto di vista delle fonti, ma densa di ispirazione: è l’amicizia con lo scultore ceco Mikael Drobil. Le riflessioni sul tema dell’arte e dell’architettura intrecciano quelle sulla discendenza di Wittgenstein e anticipano le vicende del II Atto, «Doubt» o del dubbio: la risoluta rinuncia all’eredità nello studio del notaio di famiglia, l’esame di dottorato sul Tractatus che inverte le parti fra esaminando ed esaminanti, l’irruzione nella dimora praghese del vecchio amico di guerra e l’urgente confessione del “peccato di imperfezione”, la concitata attività didattica, ma anche l’incontro con Norman Malcolm che in un sogno western alla Brokeback Mountain acquieta l’animo irrequieto del genio. È nel cottage di Killary Harbour a Connemara che ritroviamo Wittgenstein uomo nel III Atto, «Withdrawal» o del ritiro, intento a dissodare la terra mentre conversa con Russell sui temi della fama, della cultura e della vita accademica. E si preannuncia la fine con la visita alla Cornell University, nello Stato di New York, dove condivide con il suo antico compagno-allievo i temi del denaro e del filosofare, della realizzazione di sé e del pensiero. E, ancora, all’indomani dell’ultimo sussulto di un’anima che non intende cedere al nonsenso, il ritorno nella patria di elezione.
L’epilogo ci riporta a Bertrand Russell che ha finalmente trovato un modo per onorare la morte del suo allievo citando i versi di un altro visionario:

«The crooked roads without improvements are roads of genius»,
William Blake.

Ma è Ottoline, una donna, quella che nel 1911 Wittgenstein aveva guardato come si guarda attraverso il vetro di una finestra, a coglierne la vera essenza con una domanda. E che dal suo set oltremondano da Alice nel paese delle meraviglie rievoca le prime parole articolate con accento austriaco dal grande filosofo: «Certo non siamo qui per divertirci!».

One comment

  1. Bravissimo, Paola Grassi ! Un saggio molto sottile e informativo sulla rappresentazione complessa!



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