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Rispettabile crudeltà

29/11/2010

di Paola Teresa Grassi

Piove, a Windsor, eppure, anche se continua a piovere, le ragnatele non le lava via nemmeno l’acqua. Tutto è così polveroso, grigio, eppure molto, molto rispettabile. Le allungate sagome di allampanate dimore elisabettiane circondano la lapide che segnala l’ingresso nel minuscolo aggregato di anime piccole. Anna Page è personaggio e insieme voce fuori copione: «Windsor è un paese pieno di finestre e dietro le finestre è pieno di occhi che scrutano attraverso i vetri, che osservano e che giudicano … è un paese pieno di porte, tante porte che si aprono e si chiudono, che sbattono e cigolano, chiavistelli che scattano, maniglie che cedono alla pressione di una mano … è un paese pieno di case, e ogni casa nasconde un segreto, una bugia». Chiarisce le circostanze la giovane promessa sposa di due giovani che non ama, e sono quelle di una narrazione che, prima di esplodere, cerca le sue proprie note in una facile melodia halloweeniana; cerca di convincersi stregonesca, ma non ce la fa, perché a disturbarla c’è quell’unica macchia di colore che di nome fa Cavalier Falsa Staffa. Lui che con le donne non ci prova, lui ci riesce! I costumi-camuffamenti di Anna Bertolotti e gli irresistibili motivetti di Gipo Gurrado (già nelle orecchie del pubblico a metà spettacolo) celebrano la cornice di questa nuova produzione di Quelli di Grock entro cui, come di consueto, al corpo dell’attore viene chiesto di superare se stesso per divenire parola corale. Shakespeare non è un pretesto, anzi. Viene da dire che ne ha fatta di strada fino al Teatro Leonardo, dove, nelle mani di Valeria Cavalli e Claudio Intropido diventa pertinente commento di un’epoca nazionale, la nostra, che è ben oltre il commentabile. E in questa versione de Le allegre comari di Windsor, che acquista semplicità attingendo al libretto confezionato da Arrigo Boito per Giuseppe Verdi, supera la prova della presentificazione. L’infuocante arancione dei capelli di Falstaff, con quell’immenso ventre rosso e lo straordinariamente esteso deretano, portano gloria (l’antico fasto delle battaglie di Enrico IV) e scompiglio nella sonnecchiante cittadina, avvolta da una coltre di grigio fumo, dove però tutti sanno tutto di tutti. Intende beffare, l’antico giocatore, ma viene crudelmente beffato. Talmente che alla fine lo si vorrebbe ricompensato con una giovane sposa (colei che narra e che alla fine desidererà un vestito rosso), se non altro per l’impegno reso nel tentativo di concupire le due scaltre wives, e la fatica consumata nel rendersi vittima di tre burle ben riuscite: la caduta nel cesto dei luridi panni di casa Ford, il rovinoso bagno nelle fredde acque del Tamigi e il terribile inganno di quella borsa piena di denari che dovrà essere restituita. Ecco dunque che prende vita un divertente momento di entertainment teatrale e l’iniziale preoccupazione di essere dentro un musical dark che molto attinge al cinema gotico-cartoon, attraversa il momento dell’esitazione per trasformarsi al fine in convinta identificazione.

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